
Fra le figure a dir poco peculiari che presero parte alle vicende legate al nostro territorio in epoca risorgimentale vi fu quella di Luigi Gusmeroli.
Nato a Mantova il 28 maggio 1811 sotto la parrocchia di Ognissanti e battezzato il 30 nella parrocchia di S. Pietro con il nome di Luigi Isodoro Maria, era figlio del ventisettenne Giuseppe Gaetano Gusmeroli, maestro di fanciulli, e della ventitreenne Anna Maria Beolchi, intendente agli affari di famiglia(1).
Avviato dai genitori agli studi ecclesiastici, le prime notizie su di lui ce lo descrivono quale frate cappuccino a Camerino, dove si faceva chiamare fra Fedele da Mantova: nel 1845, infatti, chiede di passare dal clero regolare a quello secolare della diocesi di Mantova(2).
Gli viene dato un posto a luglio del 1845 presso la chiesa di Sant'Andrea, per poi svolgere l’incarico di curato a Canedole dal 1846. Nel 1848 prende parte attiva agli avvenimenti cruenti di Castiglione Mantovano del 27 marzo mettendone in salvo l’archivio parrocchiale il giorno successivo.
In una sua memoria scriverà al riguardo che egli era in «cura d'anime nella parrocchia di Canedole, comune e distretto di Roverbella, quando il fanatismo spingeva alcuni terrazzani di Castiglione Mantovano ad opporsi armata mano al passaggio delle Imperiali Regie Truppe che si riparavano in questa Fortezza [di Mantova]».
Scoppiò una «reazione» che provocò «la morte a quell'Arciprete [don Nicola Bertolani], l'arresto del Curato [don Vincenzo Ricci], ed altre non meno luttuose conseguenze. Il saccheggio, e la devastazione erano per piombare sulla Casa dell'ucciso Arciprete» e lui, don Gusmeroli, «avvisato in tempo, ed affrontando il pericolo» della sua «esistenza, poteva salvare l'Archivio parrocchiale, e mercé la grazia di Dio, lo depositava nella Casa del Vicario Foraneo ed Arciprete di Roverbella [don Giovanni Ferri]».
Questo fatto gli «fruttava la persecuzione dell'Autorità Militare, dappoiché per due volte si tentava» il suo «arresto, per parte delle truppe austriache», riuscendo però a sottrarsi «miracolosamente una volta colla fuga, altra volta mercè un travestimento»(3).
A fine giugno del 1848 viene arrestato dai soldati piemontesi di stanza a Roverbella scambiandolo per l’arciprete di Canedole, noto quest’ultimo per essere reazionario e particolarmente ostile al nuovo ordine degli eventi(4). Scoperto lo scambio di persona dal Comitato Comunale di Roverbella, don Gusmeroli si offre di stilare al suo posto l’elenco dei parrocchiani di Canedole che intendono aderire alla fusione della Lombardia nel Regno di Sardegna. Così ne descrive i fatti:
«Occupato il paese di Roverbella dalle truppe italiane», egli visse «per qualche tempo in pace, non trovando gli Austriaci di spingersi fino a Canedole luogo vicino all'accampamento degl'Italiani; ma altre circostanze maturavano per martoriarlo. Il Comitato di Roverbella adempiendo agli ordini avuti dal Governo provvisorio di Milano, aveva insinuato al parroco di Canedole di raccogliere dai Parrocchiani le adesioni per la fusione della Lombardia nel Piemonte. Quel Parroco vi si rifiutava e non valsero a rimuoverlo i reiterati eccitamenti, né le minacce. A caso sul finire di giugno 1848» si «imbatteva in un deposito di soldati piemontesi», i quali credendolo l'Arciprete gli «intimarono l'arresto». «Condotto avanti il Comitato di Roverbella si scoprì l'errore», e venne a sapere «che si voleva arrestare l'Arciprete per i replicati rifiuti agli ordini del Comitato e per avere palesemente rivelati sentimenti ostili a quel nuovo ordine di cose.
Per sottrarre l'Arciprete alla minacciata cattura», si prese «l'incarico di raccogliere le adesioni dei Parrocchiani per la fusione che si voleva ad ogni modo realizzare», «interpellando, e registrando sugli Elenchi le volontà dei capaci a votare». In un tale contesto si vide «compromesso in faccia al legittimo Sovrano l'Imperatore d'Austria» e ancor più «compromessa» la sua «sicurezza personale, tanto più che il villaggio di Canedole non era ancora occupato dalle truppe italiane e gli Austriaci potevano di notte tempo» sorprenderlo in casa ed arrestarlo, «avversi com'erano allora all'ordine clericale»(5).
Consigliato dal Commissario straordinario di Bozzolo, accetta «il posto di Cappellano nella Legione dei Bersaglieri mantovani detta dappoi Legione Carlo Alberto», e la domenica successiva, il 9 luglio 1848, rimette il mandato di curato a Canedole nelle mani del Vicario Foraneo a Roverbella(6).
Circa il suo operato di curato a Canedole, così riferirà l’8 ottobre 1849 il Vicario Foraneo don Giovanni Ferri al Vescovo Mons. Corti:
dai suoi «atti nulla emerge in onta al Gusmeroli durante il suo impiego a Canedole; ma a lode della verità» deve «dire, che sul conto suo sono sempre corse delle voci non poco dispiacevoli».
Con la legione Manara prende parte alle battaglie in Lombardia della prima guerra di Indipendenza, riparando in Piemonte con il corpo cui era addetto sino alla sconfitta della battaglia di Novara del marzo 1849. In tale occasione prende «le parti di milite usando delle armi, offendendo e uccidendo il suo nemico belligerante».
Con la legione si trasferisce a Roma e combatte per la Repubblica Romana. Quindi, sciolti i corpi di volontari stranieri all’ingresso delle truppe francesi a Roma, si rifugia a Lugano in Svizzera dove si fa «curare di una ferita al piede sinistro riportata nell'assistere i feriti moribondi sul campo di Roma».
Rientrato in patria grazie alla «Sovrana Munificenza», «ammalato per i sofferti patimenti ed a carico del vecchio» suo genitore, inoltra «verbale istanza presso Monsignor Vicario Generale Arciprete Bignotti [di Mantova] per essere riammesso alla cura d'anime».
Il Vescovo Corti, sentito il Vaticano con lettera del 28 ottobre 1849, decide di tenerlo in prova per vagliarne la condotta ed esplorare personalmente le disposizioni del suo animo.
Viene quindi riammesso a riprendere l’esercizio del suo ministero. Gli viene affidata la curazia di Carzedole (oggi Villa Garibaldi). Non resiste a lungo. Nel 1852 viene mandato a fare il cappellano in una corte di campagna a Bondeno di Gonzaga, ma sorgono problemi anche lì, perché tra le altre cose don Gusmeroli tiene discorsi antipolitici patriottici per i quali viene redarguito e a metà giugno del 1852 sarà estromesso anche da questo incarico.
Non sappiamo se abbia partecipato al comitato insurrezionale mantovano, che in quell’anno vide l’arresto di don Enrico Tazzoli e di tanti altri patrioti italiani che poi furono condannati a morte, dai posteri ricordati come i Martiri di Belfiore.
Nel 1859 lascia definitivamente il sacerdozio per arruolarsi tra i volontari garibaldini diventando uno dei più fidati amici e consiglieri del Generale Giuseppe Garibaldi, oltre che uno degli otto preti che abbandona la scelta religiosa per seguirlo.
Nel 1860, ormai quasi cinquantenne, partecipa fin dai preparativi alla Spedizione dei Mille (è uno dei 48 mantovani presenti) e dopo lo sbarco a Marsala fa parte del Quartier Generale di Garibaldi come aiutante di campo, assieme a Cenni, Bandi, Gargiotti, Elia, Schiaffino e Stagnetti.

Giuseppe Bandi lo ricorda più volte nel suo memoriale(7). Racconta che durante il viaggio a bordo del Lombardo per passare il tempo giocasse a carte con la moglie di Francesco Crispi, la Montmasson:
“La moglie del Crispi (di poi non più moglie) vestita in dimessi panni, giuocava a scopa coll’antico parroco Gusmaroli, vecchio dai capelli lunghi e bianchissimi, dal volto rubizzo e dagli occhi di gatto, del quale Garibaldi soleva dire aver veduto rare volte in sua vita uomo più valoroso”.
Ne riporta anche il suo attaccamento a Garibaldi ed il suo acceso sentimento anticlericale:
“Pranzammo, la sera, in casa del marchese di Torrealta, e fu commensale nostro il padre Pantaleo, il quale dichiarò a Garibaldi che sarebbe partito l’indomani, di buon mattino. Fra un discorso e l’altro, il generale, posando gli occhi sul viso del frate, vi notò le tracce di un graffio, e disse: – Padre Pantaleo, chi v’ha graffiato? Pantaleo additò Gusmaroli, e Gusmaroli lo minacciò con una occhiata torva, quasi per dirgli: «Mi capiterai sotto un’altra volta!». – Oibò! – soggiunse Garibaldi – lasciatemi stare questo buon frate, che farà il suo dovere e crescerà il numero dei sacerdoti per bene. E in così dire, guardò Gusmaroli, che era stato prete, e parroco per giunta, sino ai quarantacinque anni, o giù di lì. Gusmaroli, che a rammentargli la sacerdotale sua vita, inviperiva, si morse le labbra e attaccò un terribile pizzicotto a me, che gli ero accanto e ridevo.”
Giuseppe Cesare Abba così lo descrive tra le note del suo memoriale sulla spedizione dei Mille del 15 giugno 1860:
“Curvetto, piccino, tarchiato, passo da marinaio, capelli, bianchi e lunghi, barba fatta, indovinata per parere quella del Generale; Gusmaroli, il vecchio parroco mantovano, può dare un'idea di quel che sarà Garibaldi fra una ventina d'anni. L'ho ben guardato, è proprio così. Ed egli che sa di somigliargli un poco, ne gode e si riscalduccia in tale compiacenza; egli nei tre giorni si atteggiava. I picciotti che lo vedevano comparire sulle barricate qua e là, gli gridavano: Evviva Garibaldi! E sotto gli occhi di lui combattevano e morivano volentieri, credendolo il Dittatore”.
Luigi Gusmeroli, nonostante l’età, si trova spesso in prima linea, sempre accanto al Generale Garibaldi, pare senza prendere parte attiva nei combattimenti. Durante tutta la spedizione assolve a incarichi di stretta fiducia. Sembra sia stato lui a scovare il prezioso deposito di munizioni che le truppe nemiche avevano lasciato a Napoli alla vigilia dello scontro del Volturno.
Il 12 giugno 1861 riceve l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine Militare d'Italia, quale Maggiore nel Corpo dei Volontari.
Quando il 9 novembre 1860 Garibaldi s’imbarca a Napoli sul piroscafo Washington per fare ritorno a Caprera in Sardegna, Luigi Gusmeroli segue il Generale e vive insieme a lui fino alla rottura della loro lunga amicizia per cause non del tutto chiarite(8).
Si stabilisce nella vicina isola de La Maddalena dove, pur in tarda età, prende in moglie il 15 marzo 1866 la quarantenne vedova Maria Antonia Gavini(9) vivendo con lei come proprietario ed ex Maggiore pensionato militare presso la loro civile abitazione in via Garibaldi 33 nel paese de La Maddalena.
Luigi Gusmeroli integra la pensione con i proventi di una barca da pesca che affitta e riparando le reti.
Sembra sia Luigi Gusmeroli a favorire la rocambolesca fuga di Giuseppe Garibaldi da Caprera nell’ottobre del 1867 per organizzare la seconda campagna per la presa di Roma, impersonandolo come sosia nella sua abitazione dove era sorvegliato a vista dalla Regia Marina.
Nel 1869 si riconcilia con Garibaldi tornando a fargli visita a Caprera e aiutandolo con gli appunti delle Memorie che stava scrivendo.
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Muore in povertà a La Maddalena il 27 febbraio 1872 all’età di 61 anni, lasciando la moglie vedova ed almeno una figlia(10).
Il Generale Garibaldi così scrisse nell’elogio funebre alla sepoltura:
“Caprera, 29 febbraio 1872. E veramente forte era il nostro fratello d’armi, Maggiore Luigi Gusmaroli dei Mille, che oggi si divide da noi per la solita transizione della materia che si chiama morte. Gusmaroli era benemerito dell’Italia e dell’umanità per il suo valore non comune come milite del diritto e come emancipatore della razza umana, sventuratamente ancora pesta dal prete. Egli pugnò eroicamente tutta la vita per l’indipendenza, la libertà dell’Italia e dopo d’aver scaraventato l’abito sacerdotale con cui lo rivestirono parenti ignoranti, egli, non più prete ma cittadino onesto, propugnò tutta la vita i principi santi del vero, per cui l’umana famiglia saprà finalmente redimersi dalle vergogne superstiziose in cui la tengono avvolta i neri impostori. Salve, fratello Gusmaroli! Il giorno in cui noi sarem chiamati come te a cambiar di casa, speriamo di poter dare ai nostri figli il forte esempio che tu ci dai oggi. Addio, a rivederci. G. Garibaldi”.
Il suo corpo fu tumulato nel cimitero vecchio del paese.
Della sua tomba troviamo una descrizione degli anni ’20 del secolo scorso lasciata da Raffaele Rossi:
”… Poco più oltre, in un cantuccio romantico ombreggiato da una acacia, si osserva la tomba del Maggiore Luigi Gusmaroli dei Mille, che da giovane vestì l’abito da prete e che come dice l’epitaffio <<Giunto in età di ragione se fè uomo e milite>>”.
Nel 1948 il vecchio cimitero venne demolito ed il parroco di allora don Salvatore Capula annotò le operazioni di disseppellimento svoltesi con la descrizione delle tombe e dei relativi epitaffi.
Fra questi, troviamo:
"6 febbraio 1948
La lapide di marmo di 1,20×50 circa poggia col cemento al muro di cinta. Giaceva distesa sul tumulo, alto circa 30 cm. Ebbe la presente posizione nel 1932. Il tumulo fu ridotto a 50×20 e rinchiude una cassetta in legno di abete di minime dimensioni. Il prof. Branca ricorda che vi furono raccolte le ossa disperse in quel tratto. Erano tutte le ossa del Gusmaroli? Non vi potrebbero essere ossa disperse anche del Culiolo, dato che i due spazi uno segue l’altro? Lo stesso Prof. Martino Branca pare ne condivida i dubbi".
Fortunoso è stato il ritrovamento della lapide sepolcrale di Luigi Gusmeroli a metà degli anni ’90 durante la ristrutturazione di una cappella privata del nuovo cimitero. L’amministrazione comunale diede idonea sistemazione alla stessa, che tuttora è ben visibile nell’odierno camposanto di La Maddalena.

Vita avventurosa quella di Luigi Gusmeroli, o Gusmaroli come altre volte è riportato nei documenti.
Esemplificativa di quel vivo fermento patriottico che durante i moti del 1848 e negli anni a seguire ha coinvolto nel mantovano tante persone di estrazione non solo borghese, ma anche ecclesiastica.
Andrea Bellei,
dicembre 2025
Fonti:
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua2403154/LaNzYVA
https://antenati.cultura.gov.it/ark:/12657/an_ua2396808/Ly8rgj1
"Preti rivoluzionari a Roverbella? Il 1848 di don Nicola Bertolani e di don Luigi Gusmeroli" – Don Massimiliano Cenzato - Atti del convegno: “Chiesa e Risorgimento del 1848 - Il Caso Mantovano”, 5 maggio 2025
"Don Enrico Tazzoli e il cattolicesimo sociale lombardo" - a cura di: Costantino Cipolla, Stefano Siliberti – Franco Angeli editore, 2012
Italia, Olbia-Tempio, Tempio Pausania, Stato Civile (Tribunale), 1866-1910; https://familysearch.org/ark:/61903/3:1:3QS7-L944-X5CM?cc=2043493&wc=M79H-GM9%3A392227001%2C392245901%2C392248401
Italia, Olbia-Tempio, Tempio Pausania, Stato Civile (Tribunale), 1866-1910; https://familysearch.org/ark:/61903/3:1:3QS7-L944-3ZXN?cc=2043493&wc=M79H-GWL%3A392227001%2C392245901%2C392251701
https://www.facebook.com/groups/454064775873842/search/?q=gusmaroli
https://lamaddalena.info/luigi-gusmaroli/
https://lamaddalena.info/tombe-eroi-alla-maddalena-raffaele-rossi/
https://lamaddalena.info/risorgimento-nel-civico-cimitero/
https://i1000.altervista.org/luigi-gusmaroli/
https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Gusmaroli
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Garibaldi
"Da Quarto a Volturno: noterelle di uno dei Mille" - Giuseppe Cesare Abba - Milano: Mursia, 1967
"I mille: quei ragazzi che andarono con Garibaldi" - Giuseppe Bandi – Viterbo - Nuovi equilibri - Stampa alternativa, 2009
Note:
1) All’anagrafe del comune di Mantova la sua nascita venne registrata al 31 maggio 1811. Luigi non era figlio unico. Aveva almeno due fratelli: Giovanni Luigi Camillo Gusmeroli, nato il 6 aprile 1808 a Mantova sotto la parrocchia di S. Andrea e Angelo Luigi Maria Gusmeroli, nato il 30 aprile 1809 sempre a Mantova e sotto la stessa parrocchia. Quest’ultimo sarà consigliere della fabbriceria di Sant’Andrea a Mantova e morirà ottantenne pensionato civile e vedovo il 4 settembre 1889 a La Maddalena nella casa che fu del fratello Luigi.
2) A differenza del Lombardo Veneto, negli Stati Pontifici all’epoca c'era ancora la possibilità per il clero regolare di poter contare (e campare) su conventi o monasteri ancora funzionanti. Le ragioni della richiesta di trasferimento non sono note.
3) Don Enrico Tazzoli e il cattolicesimo sociale lombardo - a cura di: Costantino Cipolla, Stefano Siliberti – Franco Angeli editore, 2012, pag. 197.
4) Si tratta di don Remigio Bernini, arciprete della parrocchia di San Martino vescovo di Canedole dal 1837 al 1882. Durante i suoi 45 anni passati a Canedole, si succedettero nel tempo come suoi curati e coadiutori ben 16 sacerdoti, fra cui, per un biennio, anche don Luigi Gusmeroli.
5) Don Enrico Tazzoli e il cattolicesimo sociale lombardo - a cura di: Costantino Cipolla, Stefano Siliberti – Franco Angeli editore, 2012, pag. 198.
6) «Avendo presentito che nell'armata Lombarda or ora istituita si difettava di Cappellani, animato dal sentimento di assistere quei disgraziati che hanno la sventura e la gloria di morire sul campo dell'onore, mi sono spontaneamente offerto nella predetta qualità e venni vivamente accolto nel corpo dei Bersaglieri Lombardi. Oggi stesso debbo partire per la mia destinazione, ma mi corre prima obbligo di rinunciare, come rinuncio, alla cura delle Anime della Parrocchia di Canedole alla quale fui finora addetto. Prego pertanto codesto Rev.do Parroco e Vicario Foraneo ad accettare la mia rinuncia, da non riguardarla che dal lato del vivo desiderio di esercitare il pio ufficio verso i prodi difensori della Patria che pugnano sotto lo stendardo del nostro re Carlo Alberto». Ibidem, pag.199.
7) I Mille, da Genova a Capua - Giuseppe Bandi, Firenze, Salani, 1902.
8) Alcuni della cerchia del Generale nel 1862 lo avevano accusato di essersi impossessato di denaro e valori durante le operazioni in Sicilia. Le accuse si rivelarono false, ma ormai l’amicizia fra Garibaldi e Gusmeroli si era compromessa.
9) Maria Antonia Gavini: nata il 21 giugno 1825 a Bonifacio in Corsica dal padre Antonio, già agricoltore poi padrone marittimo, e da Viggiani Giulia, si sposa con il primo marito Battista Zonza l’8 giugno 1847 per poi rimanerne vedova il 20 agosto 1854. Dal primo matrimonio nascerà almeno una figlia, Giulia Maria Zonza, ed un figlio, Antonio Zonza, che diventerà un fervente garibaldino anticlericale sotto la tutela del patrigno Luigi Gusmeroli. Risposatasi nel 1866, morirà vedova di Luigi Gusmeroli il 24 febbraio 1894, sempre nella casa di famiglia a La Maddalena.
10) Si tratta di Annita Mameli Vincenza Gusmeroli, figlia di Luigi Gusmeroli e di Maria Antonia Gavini. Si sposerà diciannovenne il 16 luglio 1881 a La Maddalena con il capitano marittimo genovese Andrea Cogliolo ed avrà come testimone di nozze lo zio Angelo Gusmeroli. Trasferitasi successivamente a Genova, dove morirà nel 1938, dal matrimonio ebbe almeno 7 maschi e 3 femmine.